Monumenti


I Monumenti di Verona

Per voi, in anteprima, raccontiamo la storia dei monumenti che hanno trasformato la città di Verona e che potrete ammirare durante il tour.

 

L’ARENA

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L’anfiteatro di Verona rappresenta l’opera architettonica senza dubbio più imponente, complessa e caratteristica nel panorama monumentale della città, al punto da esserne riconosciuta come simbolo. Sebbene sia noto che l’Arena fu edificata nel corso del I secolo d. C., negli ultimi anni del regno dell’imperatore Augusto, storici e architetti non sono ancora concordi nel definire la data precisa della sua costruzione.

Alcuni recenti scavi hanno finalmente fatto luce su alcune delle fasi costruttive e di vita dell’edificio, venite a scoprirle con noi!

CASTEL SAN PIETRO

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Si tratta di un magnifico punto panoramico per poter dominare Verona dall’alto e ammirare l’andamento del fiume, il reticolo di strade romane, le mura e i campanili.

È il luogo dove sorse il primo insediamento veronese, risalente all’età del Ferro, circa VII sec. a.C. collocato in posizione strategica in corrispondenza di arterie stradali e di un passaggio sul fiume. Con la costruzione della via Postumia il sito acquisì un ruolo egemone sugli abitati celtici che nel frattempo, tra IV e II secolo a.C., erano sorti nella bassa pianura veronese.

Agli inizi del I sec. a.C. la città fu munita di cinta muraria, e alla metà dello stesso secolo il vecchio centro sulla sommità del colle fu abbandonato, e la nuova città romana prese forma entro l’ansa del fiume Adige. Il vero e proprio castello di cui rimane il toponimo e alcuni resti, fu edificato e raccordato alle mura medievali alla fine del 1300, durante il breve dominio visconteo.

 

COMPLESSO ARCHITETTONICO DEL DUOMO

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Il Duomo di Verona si trova in un complesso di edifici di origini antiche: quelle che risultano antecedenti sono riferibili ad una costruzione romana, ma sono presenti soprattutto le strutture paleocristiane più antiche della città, cui sono state sovrapposte nei secoli gli edifici Canonicali, la Cattedrale (Duomo) di Santa Maria Matricolare, la chiesa di Sant’Elena e il battistero di San Giovanni in Fonte.

 

IL RIONE CAREGA

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Il rione, che nei secoli scorsi fu profondamente popolare, e anche lievemente malfamato, oggi è un angolo lussuoso e quasi completamente ristrutturato della nostra città, dove non è però difficile scorgere, nei suoi scorci più suggestivi, i frammenti dell’autentica veronesità, ancora così vitali nelle osterie e nelle botteghe storiche che ravvivano il vicinato.

Un tempo via Carega comprendeva l’ultimo tratto di via San Mamaso e l’ultimo tratto diviso in Corticella e Corte Ottolini. Ora dà il nome all’intero rione.

La tradizione vuole che il nome “Carega” derivi da un cippo dedicato a un magistrato veronese di epoca romana, Cornelio Annone, che si trovava fino alla metà del Settecento in piazzetta Ottolini. Tale stele era spezzata in modo da sembrare una cattedra (Kathèdra, in latino), che la lingua veronese, per la naturale legge di pronuncia, ha trasformato in Carega. Attualmente è conservata al Museo Lapidario Maffeiano.

 

CASTELVECCHIO /ARCO DEI GAVI

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Il maniero scaligero voluto da Cangrande II fu costruito nel 1354-57. Dopo la caduta degli Scaligeri fu utilizzato come deposito d’armi dai veneziani e nel ‘700 ospitò l’Accademia Militare della Serenissima; in seguito, sotto il dominio francese e quello austriaco, fu utilizzato come caserma.

Sul lato destro di Castelvecchio, in una piccola area verde che si affaccia sul fiume Adige, si trova la costruzione del I secolo d.C.. La sua originaria posizione è riconoscibile per la segnalazione, sul selciato, della posizione delle basi di pilastri, tra l’ingresso di Castelvecchio e

l’imboccatura del ponte di Castelvecchio, nel mezzo di via Cavour.  Nel 1805, durante l’occupazione napoleonica, i francesi ne decisero la demolizione, perché ritenevano l’arco d’intralcio al traffico, soprattutto quello militare. Le pietre del monumento furono prima spostate in piazza Cittadella, poi furono trasferite presso l’Arena. Nel 1932 l’arco fu ricomposto con i blocchi originali.

 

LOGGIA DEL MANGANO / AREA ARCHEOLOGICA DI CORTE SGARZERIE

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La Loggia del Mangano risale periodo di Mastino II (1329-1351). L’edificio, rimaneggiato rispetto

all’originale, è riferibile ad un quartiere medievale detto «Fondaco del segnoro», un quartiere dove vi erano i laboratori dei garzatori, cioè i pettinatori della prima filatura della lana, e dove venivano svolte tutte le funzioni amministrative e di controllo della qualità dei panni, come era previsto dalle norme degli Statuti dell’Arte della lana.

Al di sotto della loggia si trova l’area archeologica di Corte Sgarzerie, dove è visibile parte del complesso del tempio capitolino, la più importante area santuariale della città, affacciata su Piazza Erbe, al centro della quale sorgeva un grandioso tempio dedicato a Giove, Giunone e Minerva.

 

VIA SOTTORIVA

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In via Sottoriva è possibile ancora intravedere la natura di una Verona tardo medievale, prima che le più recenti trasformazioni ne occultassero il carattere popolare e di area produttiva. La via si trova in prossimità dell’Adige, e in antichità, come il nome suggerisce, si trovava addirittura al livello del fiume, da cui era separata da un argine che fungeva da precaria difesa dalle acque e soprattutto da appoggio per chi lavorava sui mulini che occupavano il corso dell’Adige dalla Bra dei Molinari a Ponte Nuovo. La riva del fiume era collegata alla strada da una serie di , un nome dialettale che indica i vicoletti stretti che si incuneavano nelle case fronte fiume. Queste erano le dimore dei molinari – coloro che lavoravano sui molini che qui sorgevano numerosi – organizzate in modo da essere luoghi di abitazione e di lavoro: i piani terra erano adibiti a fondaci, magazzini e botteghe artigiane, mentre nei livelli superiori abitavano le famiglie.

Per la sua estrema vicinanza alle acque e la precarietà dell’argine, la via era sommersa a ogni piena dell’Adige: sui muri delle sue case sono ancora visibili i segni del livello raggiunto da fiume nel corso della devastante alluvione del 1882.

La città prese importanti provvedimenti a livello urbanistico in seguito a questo evento, tra cui il rialzamento degli argini, i quali, assieme al progressivo abbandono dei molini, cambiarono notevolmente l’aspetto di via Sottoriva.

Nonostante questo, essa è rimasta una delle vie più “medievali” della città, complici soprattutto il suggestivo portico che ne accompagna il lato sinistro e le dimore due-trecentesche, già di proprietà dei Monselice, che vi si affacciano con le loro bifore romaniche e le finestre ad arco trilobato.

Una curiosità: quando nel 1797 i Francesi introdussero per la prima volta in città la numerazione civica, la prima strada a esserne beneficiata fu proprio via Sottoriva. Qui, pertanto, all’altezza dell’attuale numero 52, Verona ebbe il suo primo numero civico.

 

PIAZZA ERBE

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Piazza Erbe è la piazza più antica di Verona, la quale sorge sulle rovine di un foro romano.
Nell’epoca romana era considerato il centro della vita politica ed economica con edifici che rappresentavano la sede degli affari, della politica, dell’amministrazione della Giustizia, del culto religioso e del commercio.
Uno degli edifici di culto più imponenti della Verona romana era il Capitolium, il Campidoglio, dedicato ai tre dei romani Giove, Giunone e Minerva. Questo edificio imponente era il simbolo dell’importanza della città di Verona in epoca romana.
Nel susseguirsi dei secoli, la piazza ha sempre mantenuto la sua centralità fino in epoca contemporanea.

PONTE DELLA VITTORIA

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Il ponte della Vittoria si trova sul fiume Adige e prende il suo nome dalla battaglia vinta di Vittorio Veneto, dove l’Impero Austro-ungarico, nella I° Guerra Mondiale, venne sconfitto.
Il Comune di Verona nel 1925 bandì un concorso nazionale per la realizzazione di un ponte dedicato alla vittoria e al ricordo dei caduti veronesi. La realizzazione venne affidata all’architetto Ettore Fagiuoli e all’ingegnere Ferruccio Cipriani, i quali iniziarono i lavori del 1928 e li conclusero nel 1931.
La notte del 25 aprile 1945 il ponte venne fatto saltare in aria dai tedeschi in ritirata assieme a tutti gli altri ponti di Verona. Rimase integra solamente l’arcata destra utilizzata dagli alleati come appoggio per la costruzione di un ponte di ferro utile per continuare l’inseguimento delle truppe tedesche.

PIAZZA DEI SIGNORI

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Piazza dei Signori situata adiacente a Piazza Erbe viene anche chiamata con il nome di Piazza Dante per la statua monumentale dedicata al celebre poeta italiano ospitato per un periodo proprio in un palazzo che si affaccia alla piazza.

Piazza dei Signori nasce in epoca medievale dallo sviluppo dei palazzi scaligeri, ed assume fin dall’inizio funzioni politiche, amministrative e di rappresentanza.

CHIESA DI SAN FERMO

 Secondo la tradizione, proprio in questo luogo nel 304 d.C subirono il martirio i santi Fermo e Rustico e la devozione popolare fece costruire una chiesa in loro onore (V-VI secolo), anche se le prime tracce di questa chiesa risalgono all’VIII secolo. Le reliquie dei due santi furono portate e venerate presso le fiorenti comunità cristiane dell’Africa settentrionale e da lì portate prima a Capodistria e poi a Trieste.

PALAZZO BARBIERI

Palazzo Barbieri è un edificio in stile neoclassico progettato dall’ingegnere Giuseppe Barbieri, che fu anche l’autore del Cimitero Monumentale. La costruzione comincia nel 1836 e viene portata a termine nel 1848. Durante l’occupazione austriaca il palazzo, al quale era stato posto il nome di Gran Guardia Nuova, fu adibito prevalentemente a usi bellici ponendovi la sede dell’Imperiale Regio Comando di Città e Fortezza.

DECUMANO

Il decumano era una via che correva in direzione est-ovest nelle città romane. Esse erano solitamente basate su uno schema urbanistico ortogonale, ossia suddivise in isolati quadrangolari uniformi, in particolare per quanto riguarda le fondazioni coloniali.
Il termine decumanus veniva infatti utilizzato per indicare una delimitazione in direzione est-ovest nella centuriazione romana, ossia la divisione del territorio di una colonia in lotti quadrati che venivano assegnati ai singoli coloni. Ciascun lotto costituiva il fondo per cento famiglie, ed era delimitato da un cardo, il “polo cardinale” e ogni dieci famiglie, da un decumanus, “la strada della decima parte”.