Archeologia del vino nel territorio veneto: il territorio benacense

Le origini La produzione vinicola vera e propria e la coltivazione della vitis vinifera si attribuiscono alla popolazione dei Veneti antichi e dei Reti stanziati soprattutto nella Valpolicella, ma grazie al rinvenimenti di alcuni reperti chiave è possibile affermare che anche la zona del lago abbia conosciuto la coltivazione della vite già in epoche protostoriche.... View Article


situlaLe origini

La produzione vinicola vera e propria e la coltivazione della vitis vinifera si attribuiscono alla popolazione dei Veneti antichi e dei Reti stanziati soprattutto nella Valpolicella, ma grazie al rinvenimenti di alcuni reperti chiave è possibile affermare che anche la zona del lago abbia conosciuto la coltivazione della vite già in epoche protostoriche.

Sono famosi gli esempi di grandi recipienti in bronzo usati per trasportare il vino, chiamati situle, rinvenute a Valeggio e a Rivoli, insieme con mestoli per versare la bevanda. In particolare la situla di Valeggio, datata tra VII-VI secolo a. C. è oggi conservata al Museo di Storia Naturale di Verona.

Certamente erano aree coltivate a vite tutte le zone di Sommacampagna, San Giorgio in Salici e Colà di Lazise , sebbene la vegetazione dovesse essere più variegata di adesso: vite, seminativo boschi, prati e pascoli.

Da questa zona i prodotti vinicoli arrivavano a Verona, per essere poi commerciati su ampia scala.

IMG20100915170318404_900_700Il territorio veronese a est del Garda durante il medioevo 

Tutta la zona a sud est del lago di Garda prendeva il nome di Campanea maior veronensis, fino all’anno 1000 era prima di insediamenti, caratterizzata da terreni aridi. Nel 1100 inizia l’appropriazione di queste terre da parte degli enti religiosi, come il monastero di San Zeno di Verona o il monastero di Santa Giulia di Brescia, che nel corso del 1200 sostituirono le locali coltivazioni di cereali con quelle di viti. La cultura della vite è strettamente legata al mondo cristiano, per motivi culturali e di liturgia, nonchè perchè molto più redditizia.

I tipi di vitigno che le fonti medievali (a partire dal Duecento) ci presentano sono abbastanza numerosi. Tuttavia è necessario precisare che a quel tempo la classificazione tipologica del vino non era tanto importante quanto lo è oggi. La vitivinicoltura medievale era in sostanza un fatto quantitativo piuttosto che qualitativo, infatti ci si limitava a distinguere i vitigni coltivati in pianura da quelli coltivati in collina.

Un ruolo importantissimo fu svolto dal monachesimo benedettino, che ridiffuse la viticoltura nelle zone che già in epoca romana si erano mostrate più vocate. Importante fu anche l’opera di alcune famiglie nobili locali, che verranno in buona parte sostituite da famiglie veneziane nei secoli successivi. Tra i numerosi vitigni citati nelle cronache del ‘200-‘300 abbiamo: Garganega, Schiava o Slava, Durasena (o Duriciana), Groppello, Vernazza, Marzemina, Pinella, Varadua, Brumesca, Ribolla, Tremarina.

Verso il mondo moderno

Il ‘400 è un secolo di forte diffusione della viticoltura. Con la conquista veneziana di gran parte della terraferma veneta si cominciò a porre ordine anche nella produzione vitivinicola, che costituiva un’importante settore merceologico per la città lagunare. Quando gli interessi della nobiltà veneziana si estesero progressivamente alla terraferma, la viticoltura venne ad assumere sempre più un ruolo di primo piano, pur mantenendosi in gran parte in coltura promiscua e non specializzata.


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